Educare a non fuggire.

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Si riparla della RU486, la pillola abortiva.In Italia diventa possibile l’aborto chimico.Questo giustamente preoccupa ,fa discutere.Ma,oltre ad accapigliarsi sulle forme per ottenere l’aborto,abbiamo discusso e fatto abbastanza per evitarlo?

Quanta stampa si impegna a spiegare la realtà dell”arresto della vita di un bambino non ancora nato,cui spesso (almeno dalla7°-8° settimana) già batte il cuore?E quante risorse sono state spese per valorizzare,aiutandole,realtà come i Centri di Aiuto alla Vita? O ,se non piace come essi operano e si organizzano per crearne altre con modalità diverse? E la funzione dei consultori famigliari,quante attenzioni ha attirato?

Perchè questo?

La nostra è una società che fugge,in cui chi ha un problema deve schivarlo,nasconderlo,scappar via ma non essere aiutato a vincerlo.L’impegno più difficile è educare a non fuggire,a chiamare le cose con il loro nome e far vedere come sia più bello affermare la vita cioè usare la ragione,dare i giusti nomi alle cose.Perchè la realtà,anche se negata da noi,mostra sempre il suo duro volto.

La realtà è che le donne che abortiscono volontariamente hanno forti disagi psicologici,maggiori di chi perde il figlio non volontariamente e di chi fa nascere un figlio “non programmato” invece di abortirlo.

Il dibattito sull’aborto,chimico o chirurgico che sia,ci porta in realtà a scoprire una nuova responsabilità:quella della verità e di un nuovo diritto alla maternità.

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