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Sì alla moratoria:un nuovo approccio sull’aborto.

Diritti umani, Europa, Italia, Tutela della vita
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Il governo italiano si farà promotore di una risoluzione dell’Onu “che condanni l’uso dell’aborto come strumento di controllo demografico e affermi il diritto di ogni donna a non essere costretta o indotta ad abortire,favorendo politiche che aiutini a rimuovere le cause economiche e sociali dell’aborto”.Questa la mozione Buttiglione approvata ieri dalla Camera dei Deputati.

  1. Una battaglia laica contro l’aborto unendo le forze,non sulla divergenza di principio che resta nè contro le leggi esistenti.
  2. La richiesta al governo di un piano nazionale per la vita.C’é? Chi se ne occupa? Come?
  3. Aiutiamo le famiglie italiane con politiche concrete come gli assegni famigliari.
  4. Avviare una iniziativa diplomatica per creare il consenso attorno all’idea che nessubn Stato può obbligare le donne ad abortire,ad esempio le figlie femmine nell’ambito di una pianificazione famigliare con il bollino umanitario dell’Onu.
  5. Impegnarsi a presentare analoghr mozioni al Parlamento Europeo e al Consiglio d’Europa.

Diciamo insieme:l’aborto costretto, l’aborto selettivo è una cosa inacettabile. In questo, dal Parlamento Italiano finalmente una parola chiara.

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Interrogazione alla Commissiqone europea per sostenere il premio nobel San Suu Kyi condotta in carcere a Myanmar

Diritti umani, Europa, Varie
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Appena venuto a conoscenza della carcerazione di San Suu Kyi, il premio Nobel per la pace, da sei anni agli arresti domiciliari, ho predisposto un’interrogazione alla Commissione europea perchè ci si attivi al fine di ottenere la liberazione della leader democratica.

Avevo già  presentato un’interrogazione a favore di San Suu Kyi nel settembre del 2008, quando era circolata la voce che la donna avesse iniziato lo sciopero della fame, chiedendo, con l’occasione, di avere anche notizie su quali risultati producesse l’azione dell’inviato UE in Myanmar Piero Fassino. All’epoca la Commissione in sostanza aveva risposto che anche se la comunità  internazionale concorda pienamente sulla natura dei problemi in Myanmar, non c’è convergenza sul modo migliore per affrontarli.

Mentre l’Unione europea conferma il suo sostegno ad una politica di sanzioni e appoggia gli sforzi delle Nazioni Unite, anche tramite l’onorevole Fassino, i paesi asiatici si oppongono alle sanzioni, sostenendo che i pochi progressi ottenuti sono preferibili allo statu quo. E la situazione oggi non sembra essere cambiata.

Sono pienamente consapevole delle enormi difficoltà  ad operare a favore della democrazia e per il ripristino dei diritti umani in Myanmarà  ma sono convinto che qualsiasi contributo sia importante per mobilitare al massimo le forze politiche e l’opinione pubblica internazionale. San Suu Kyi è una donna straordinaria ed è anche un simbolo. Ottenere la sua liberazione può dare un messaggio di fiducia alla popolazione dell’intero Paese.

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“La violenza alle donne riguarda gli uomini” - Appello del Centro Veneto Progetti Donna

Diritti umani, Italia, Politiche Sociali, Tutela della vita
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Ho aderito con convinzione al seguente appello:

Non accenna ad arrestarsi il fenomeno della violenza esercitata dagli uomini sulle donne, anche nei paesi più evoluti dell’Occidente democratico. Violenze che vanno dalle forme più barbare dell’omicidio e dello stupro, alle percosse, alla negazione della libertà  negli ambiti familiari, sino alle manifestazioni di disprezzo del corpo femminile. Una ricerca del Consiglio d’Europa afferma che l’aggressività  maschile è la prima causa di morte e di invalidità  permanente per le donne fra i 16 e i 44 anni in tutto il mondo, e tale violenza si consuma soprattutto tra le pareti domestiche.

Un altro segnale inquietante è il diffondersi di culture e comportamenti ispirati da fondamentalismi di varia natura - religiosa, etnica e politica - che si accompagnano sistematicamente a una visione autoritaria e maschilista del ruolo della donna.

Al tempo stesso però sta nascendo in alcuni settori della società  una cultura che rifiuta la prevaricazione maschile e che sollecita una nuova capacità  di riflettere e comprendere le ragioni profonde e le dinamiche della sessualità  maschile e la natura delle relazioni con le donne e con gli altri uomini.

Noi pensiamo che sia giunto il momento di una chiara e pubblica assunzione di responsabilità  da parte dei maschi, che siano necessari un salto di qualità , una presa di coscienza collettiva, e quindi una forte iniziativa maschile contro la violenza, che possa assumere valore simbolico rilevante.

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