E’ indubbio che l’interesse che suscita l’esperienza di Luigi Sturzo è legato alla profonda unità che esiste in lui tra la dimensione religiosa, la dimensione politica e la dimensione scientifica (in particolare quella sociologica). Ripercorrere la vicenda sturziana oggi porta ad accettare la sfida che la politica e la scienza possano essere giudicate dalla dimensione religiosa (o del senso religioso) che è presente in ognuno di noi. Don Sturzo ci obbietta che non si dà buona politica se non in un fondamento antropologico. Meglio, senza un punto di vista antropologico (chi è l’uomo?), la politica è destinata alla irrilevanza o alla negatività.
Il contributo originale che può dare un politico cattolico o un cattolico che fa politica è l’intuizione sull’uomo, l’immagine dell’umano che porta con sé; anima e corpo, spirito e materia, naturale e soprannaturale per usare le parole di Don Sturzo. Solo una antropologia sociale rende morale l’agire politico.
Di questa antropologia sociale, richiamata da Don Sturzo, ci soffermiamo su tre aspetti: la famiglia, la politica e la fede religiosa.
- La forma famigliare è il gruppo sociale per eccellenza, il centro attorno cui si sviluppa la società tutta intera. La famiglia formata da un uomo ed una donna e dai figli (e i nonni) perché così corrisponde alle esigenze razionali dell’essere umano. E nulla può predominare su di essa, neanche il potere politico: “La coscienza famigliare resta sempre al fondo di ogni processo, come uno degli elementi fondamentali e costanti della vita umana e come reale tendenza purificatrice e spirituale”. Una giusta concezione del matrimonio e della famiglia caratterizza la società occidentale e vi si riflette l’identità europea.
- La forma della politica che ha la sua ragione essenziale nel mantenere l’ordine nel gruppo sociale e nel difenderlo dalle insidie esterne. L’autorità esercitata dalla politica è espressione di un potere non imposto, ma delegato dalle persone stesse con scelta razionale. La politica non deve pretendere di dettare l’ordine sociale, ma esclusivamente di preservarlo: la dignità e i diritti umani sono valori che precedono qualsiasi giurisdizione statale. La sua funzione non deve essere etica, ma di cooperazione: “Non è lo Stato che crea ex nihilo un ordine poiché la politica non può creare l’etica; ma è lo Stato che riconosce un ordine etico-sociale che gli uomini elaborano ed esprimono perché soggetti razionali. Lo Stato nel riconoscerlo vi coopera, lo assoda con leggi opportune, lo difende con il potere e difende così l’intera società, contro i violatori dell’ordine all’interno e all’esterno”:
- La forma religiosa appartiene come sentimento profondo alla coscienza personale in ogni società e nasce dalla consapevolezza dell’uomo di essere limitato ed insufficiente a spiegare la realtà della sua esistenza. Immagina Don Sturzo una società religiosamente qualificata in cui la religione svolge un ruolo di soggetto pubblico separato e distinto dall’istituzione statuale. E’ stato antesignano di una sorta di “nuova laicità” di cui tanto si parla oggi.
Quale insegnamento per i giovani chiamati alla politica? Essenzialmente due:
- la politica, è vero, non dà senso alle cose, non procura essa la felicità, ma può contribuire ad approfondirne il significato ed a tutelarne il valore;
- la politica se non sta in relazione con la vita vuol dire che non è capace di stare in ascolto dei bisogni veri delle persone e non sta impegnando per il bene comune.
Quindi la politica diventa inutile o, peggio, dannosa per la umana convivenza.