
16 lug, 2009
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Il governo italiano si farà promotore di una risoluzione dell’Onu “che condanni l’uso dell’aborto come strumento di controllo demografico e affermi il diritto di ogni donna a non essere costretta o indotta ad abortire,favorendo politiche che aiutini a rimuovere le cause economiche e sociali dell’aborto”.Questa la mozione Buttiglione approvata ieri dalla Camera dei Deputati.
- Una battaglia laica contro l’aborto unendo le forze,non sulla divergenza di principio che resta nè contro le leggi esistenti.
- La richiesta al governo di un piano nazionale per la vita.C’é? Chi se ne occupa? Come?
- Aiutiamo le famiglie italiane con politiche concrete come gli assegni famigliari.
- Avviare una iniziativa diplomatica per creare il consenso attorno all’idea che nessubn Stato può obbligare le donne ad abortire,ad esempio le figlie femmine nell’ambito di una pianificazione famigliare con il bollino umanitario dell’Onu.
- Impegnarsi a presentare analoghr mozioni al Parlamento Europeo e al Consiglio d’Europa.
Diciamo insieme:l’aborto costretto, l’aborto selettivo è una cosa inacettabile. In questo, dal Parlamento Italiano finalmente una parola chiara.

13 mag, 2009
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Ho aderito con convinzione al seguente appello:
Non accenna ad arrestarsi il fenomeno della violenza esercitata dagli uomini sulle donne, anche nei paesi più evoluti dell’Occidente democratico. Violenze che vanno dalle forme più barbare dell’omicidio e dello stupro, alle percosse, alla negazione della libertà negli ambiti familiari, sino alle manifestazioni di disprezzo del corpo femminile. Una ricerca del Consiglio d’Europa afferma che l’aggressività maschile è la prima causa di morte e di invalidità permanente per le donne fra i 16 e i 44 anni in tutto il mondo, e tale violenza si consuma soprattutto tra le pareti domestiche.
Un altro segnale inquietante è il diffondersi di culture e comportamenti ispirati da fondamentalismi di varia natura - religiosa, etnica e politica - che si accompagnano sistematicamente a una visione autoritaria e maschilista del ruolo della donna.
Al tempo stesso però sta nascendo in alcuni settori della società una cultura che rifiuta la prevaricazione maschile e che sollecita una nuova capacità di riflettere e comprendere le ragioni profonde e le dinamiche della sessualità maschile e la natura delle relazioni con le donne e con gli altri uomini.
Noi pensiamo che sia giunto il momento di una chiara e pubblica assunzione di responsabilità da parte dei maschi, che siano necessari un salto di qualità , una presa di coscienza collettiva, e quindi una forte iniziativa maschile contro la violenza, che possa assumere valore simbolico rilevante.
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